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Marocco. Speranza, gioia e dolore per il piccolo Rayan

Il piccolo Rayan, il bambino di 5 anni caduto in un pozzo martedì 1 febbraio in Marocco, nella provincia settentrionale di Chefchauen, purtroppo non ce l’ha fatta: dopo una maratona di soccorsi che ha coinvolto mediaticamente e umanamente mezzo mondo, è stato estratto senza vita nella serata di sabato 5 febbraio.

Subito, alla notizia dell’incidente, la mente è andata a 40 anni fa, al piccolo Alfredino e alla tragedia di Vermicino. E per questo non poteva, non doveva finire allo stesso modo.

Salvate quel bambino!

Abbiamo sperato, soprattutto noi che in quei giorni c’eravamo, che la ferita si rimarginasse, abbiamo creduto che potesse andare diversamente. Nel 1981 in quella prima diretta non stop molti di noi erano bambini e quella nottata passata con i nostri genitori davanti al televisore è un ricordo che ci siamo portati dietro e che ancora adesso risulta vivo e doloroso.

Quaranta anni dopo, quei genitori siamo diventati noi, e a quel ricordo si è sommato il dolore e la paura di quel bambino e dei suoi cari. Invece del televisore, siamo connessi con i nostri telefoni, in diretta su twitter, a 3mila chilometri distanti 40 anni.

Siamo a pochi metri

Ad un tratto, in tutto quel buio, la luce: i soccorritori hanno raggiunto Rayan

Eccolo: lo portano in barella dentro l’ambulanza

Quella gioia, quel pianto liberatorio trattenuto per 40 anni poteva liberarsi.

Invece no, ancora una volta no, e quelle lacrime sono diventate amare per il dolore.

E siamo qui a riportare nella terra il corpo di un piccolo angelo, sperando ancora una volta che mai più. Mai più.

Mauro Monti
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