L’anno che verrà, l’algoritmo del pessimismo

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2022 porta

L’anno vecchio è finito, ormai
Ma qualcosa ancora qui non va
Si esce poco la sera, compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra

Quand’è che abbiamo smesso di sperare nel nuovo anno? Abbiamo vissuto tragedie di ogni tipo, guerre, terrorismo, stragi, ma ci si avvicinava sempre al 31 dicembre sicuri che l’anno nuovo poteva essere diverso, migliore. Adesso ci avviciniamo a quella porta timorosi di aprirla.

Quanti sacchi di sabbia abbiamo messo alla finestra? Dopo due anni di pandemia, la guerra al Covid si è trasformata in una guerra tra persone; ma non è questa forse la fine di ogni guerra? Non si finisce per essere tutti vinti? Esausti, rancorosi, diffidenti, faziosi, divisivi, gli uni contenti per la malattia dell’altro, #novax o #sìvax.

Due anni di numeri in prima pagina, usati come clave da personaggi vecchi e nuovi diventati da un giorno all’altro punti di riferimento buoni per ogni occasione, ma incapaci di fornire certezze in quella che fin dall’inizio è stata una navigazione a vista. Tutto questo pessimismo potrebbe essere racchiuso in una formula, in un algoritmo; ecco, chiedendo scusa a matematici titolati, Medaglie Fields e Premi Nobel, l’algoritmo del Pessimismo potrebbe essere questo:

Pessimismo = Social * Streaming / Speranza

Uno dei fattori è rappresentato dai Social, dalle nostre piccole bolle, che ci propongono persone e argomenti che già ci interessano, alimentando sempre la stessa visione della realtà, lo stesso tipo di commenti, un amplificatore esponenziale che ci porta a pensare che i 50 – 100 account (reali o fittizi) che leggiamo siano la voce dell’intera RETE.

Un altro importante fattore è rappresentato dall’algoritmo delle piattaforme di streaming che ci forniscono consigli sulla base di quello che abbiamo già visto e su un archivio che in questo ultimo periodo si è arricchito a dismisura di film e serie TV apocalittiche, provenienti da ogni parte del mondo, dove l’uomo è spogliato di umanità e futuro. Puntate viste una dopo l’altra, un bombardamento senza precedenti di cui non ricordiamo trame e personaggi, ma spesso solo l’angoscia che ci hanno trasmesso.

La soluzione? Se proprio non ce la facciamo a limitare il numeratore, occorre lavorare sul denominatore di quella formula: la Speranza. Distogliamo lo sguardo dal cellulare o dallo schermo televisivo e guardiamoci attorno, in alto e in basso. Scopriremo che c’è gente che porta da mangiare a uomini e donne che vivono in strada, che si chinano sulle sofferenze altrui, che portano pacchi alle famiglie povere del nostro stesso quartiere, amici o colleghi che chiedono “come stai” e rimangono lì ad ascoltare la risposta e a insistere se notano qualcosa che non va, persone che semplicemente regalano un sorriso, che nessuna mascherina potrà mai nascondere. Senza mostrarsi, senza selfie (Matteo 6,1-4). Quelle piccole azioni quotidiane che non andranno mai in trending topic e che riempiono in silenzio la giornata senza che rimanga di loro una traccia evidente, se non nel cuore di chi le compie e riceve, a meno che non impariamo a guardarci attorno con cuore aperto.

E allora sì che

Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno
Ogni Cristo scenderá dalla croce
Anche gli uccelli faranno ritorno
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno

E per aprire le porte alla Speranza, accrescere quel denominatore e sconfiggere ogni timore, occorre guardare in alto e dentro di noi utilizzando il più potente mezzo di comunicazione in grado di arrivare nel più alto dei Cieli: la preghiera.

Mauro Monti
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