Silenzio, parla DeLillo

Quand’è che uno scrittore diventa mito? Forse quando può permettersi di uscire con 100 mini pagine, quasi un libro di poesie, da tenere in tasca. Appunti, forse versi, dalla fine di questo mondo. Basta? Forse solo perché è DeLillo.

Ricordate i libri a mille lire? Qui la copertina pesa più delle pagine interne. Certo non possiamo “pesare” un libro dal numero delle pagine, ma almeno giustificarne il costo dalla voluminosità. C’è sempre tempo dopo per lasciare il volume in disparte, magari dietro la prima linea della libreria, in alto, nello scaffale più piccolo.

Cinque persone, la finale del Superbowl da vedere insieme, un aereo di ritorno da Parigi che è costretto ad un atterraggio d’emergenza a causa di quel blackout che provocherà il silenzio. Le due persone a bordo che nonostante tutto raggiungono i loro amici perché i telefonini non funzionavano più e forse in città erano i conoscenti più stretti e dovevano farsi rivedere vivi. Ma nessuno aveva saputo dell’atterraggio, perché il mondo in un attimo era tornato ad essere formato da piccole comunità distanti e non comunicanti. Qualcuno in strada faceva ancora jogging. Nessuno sapeva più degli altri. Erano spariti in un attimo fusi orari, trending topic, i tweet di Lady Gaga e le parole del Papa. Esiste ancora una persona che nessuno può più sentire? Il silenzio aveva portato solitudine, buio, freddo, azzerando tutto e li stava costringendo a ripensare il presente o a fissare lo schermo nero della TV, sperando che prima o poi ritornassero dal vivo le immagini della partita.

Il silenzio, Don DeLillo (Einaudi, 14 euro)