Papa Francesco: Ogni storia è grande e degna

“Nessuna storia è piccola, ogni storia è grande e degna. E anche se è brutta, la dignità è nascosta e sempre può emergere”: così Papa Francesco iniziava la conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a Roma da Abu Dhabi. Lo spunto era stato l’aggettivo “storico”, riferito al Viaggio apostolico negli Emirati Arabi.

Come sottolinea spesso Papa Francesco, il nostro Dio è il Dio della grande e della piccola storia; come ha detto nell’omelia di Santa Marta dell’8 settembre 2014: se il cristiano si riconosce peccatore, sa che Dio cammina anche con lui, con tutti, per arrivare all’incontro definitivo con lui. Il Vangelo, che fa questa storia da secoli – ha aggiunto il Papa – finisce in una cosa piccolina, in un piccolo paese, con la storia di Giuseppe e Maria: lei si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Quindi il Dio della grande storia è anche nella piccola storia, lì, perché vuole camminare con ognuno.

E nella stessa occasione ha citato San Tommaso che nella Summa theologiae dice: “Non spaventarsi delle cose grandi, ma anche avere conto delle piccole, questo è divino”. Dio sta anche nelle cose piccole ed è paziente: cammina con noi perché vuole che tutti noi arriviamo a essere conformi all’immagine di suo Figlio. E da quel momento che ci ha dato la libertà nella creazione — non l’indipendenza — fino a oggi continua a camminare.

La vera storia – dice Papa Francesco (Udienza generale del 7 dicembre 2016) – quella che rimarrà nell’eternità, è quella che scrive Dio con i suoi piccoli, quei piccoli e semplici che troviamo intorno a Gesù che nasce: Zaccaria ed Elisabetta, anziani e segnati dalla sterilità, Maria, giovane ragazza vergine promessa sposa a Giuseppe, i pastori, che erano disprezzati e non contavano nulla. Sono i piccoli, resi grandi dalla loro fede, i piccoli che sanno continuare a sperare. E la speranza è la virtù dei piccoli. I grandi, i soddisfatti non conoscono la speranza; non sanno cosa sia.

Sono loro i piccoli con Dio, con Gesù, che trasformano il deserto dell’esilio, della solitudine disperata, della sofferenza, in una strada piana su cui camminare per andare incontro alla gloria del Signore. E arriviamo al dunque: lasciamoci insegnare la speranza. Attendiamo fiduciosi la venuta del Signore, e qualunque sia il deserto delle nostre vite – ognuno sa in quale deserto cammina – diventerà un giardino fiorito. La speranza non delude!

Al termine dell’omelia di Santa Marta del 6 aprile 2017, Papa Francesco suggerisce di prendere cinque o dieci minuti, seduti, senza radio, senza tv, per pensare ognuno alla propria storia: le benedizioni e i guai, le grazie e i peccati. Ognuno – ha detto il Papa – in questa memoria potrà incontrare «la fedeltà di quel Dio che è rimasto fedele alla sua alleanza, è rimasto fedele alla promessa che aveva fatto ad Abramo, è rimasto fedele alla salvezza che aveva promesso in suo Figlio Gesù».

Ritornano le parole pronunciate nella conferenza stampa di ritorno da Abu Dhabi: “Nessuna storia è piccola, ogni storia è grande e degna. E anche se è brutta, la dignità è nascosta e sempre può emergere”. Anche in mezzo alle cose forse brutte — perché tutti ne abbiamo — se facciamo memoria, scopriremo la bellezza dell’amore di Dio, la bellezza della sua misericordia, la bellezza della speranza. E quella dignità emerge, quella storia che sembrava piccola e insignificante, assume grandezza e importanza.

Da un Francesco all’altro:

La storia siamo noi
nessuno si senta offeso
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo
la storia siamo noi, attenzione
nessuno si senta escluso

La storia siamo noi
siamo noi queste onde nel mare
questo rumore che rompe il silenzio
questo silenzio così duro da masticare