Omelia di Papa Francesco del 5 giugno 2017 – Farsi scomodare dalle opere di misericordia

Non bisogna compiere le opere di misericordia per scaricare la propria coscienza, ma per condividere e compatire, soffrire-con. Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 5 giugno 2017 a Casa Santa Marta, ha preso spunto dalla Prima Lettura (Tb 11,3; 2,1b-8) per sottolineare la necessità per un cristiano di saper condividere le sofferenze altrui, di lasciarsi “scomodare” dai bisogni dell’altro; facciamo un esame di coscienza e pensiamo alla misericordia che il Padre versa su di noi, davanti ai nostri errori e ai nostri peccati e noi facciamo lo stesso con i nostri fratelli. Le opere di misericordia – ha detto il Papa – ci tolgono dall’egoismo e ci fanno imitare Gesù più da vicino.

Questa è la trascrizione

“Cioè soffrire con chi soffre. Un’opera di misericordia non è fare una cosa per scaricare la coscienza: un’opera di bene così sono più tranquillo, mi tolgo un peso di dosso … No! E’ anche compatire il dolore altrui. Condividere e compatire: vanno insieme. E’ misericordioso quello che sa condividere e anche compatire i problemi delle altre persone. E qui la domanda: io so condividere? Sono generoso? Sono generosa? Ma anche quando vedo una persona che soffre, che è in difficoltà, anche io soffro? So mettermi nelle scarpe altrui? Nella situazione di sofferenza?”.

“Ma tante volte si rischia. Pensiamo qui, a Roma. In piena guerra: quanti hanno rischiato, incominciando da Pio XII, per nascondere gli ebrei, perché non fossero uccisi, perché non fossero deportati! Rischiavano la pelle! Ma era un opera di misericordia salvare la vita di quella gente! Rischiare”.

“Fare opere di misericordia scomoda. ‘Ma io ho un amico, un’amica, malato, vorrei andare a visitarlo, ma non ho voglia … preferisco riposare o guardare la tv … tranquillo’. Fare le opere di misericordia sempre è subire scomodità. Scomodano. Ma il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce. Per darci misericordia”.