Omelia di Papa Francesco del 30 marzo 2017 – Il sogno e le delusioni di Dio

Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi, 30 marzo 2017 a Casa Santa Marta ha preso spunto dalla Prima Lettura (Es 32,7-14) per parlare delle tentazioni che spingono il popolo di Dio ad allontanarsi dal loro creatore. Noi, come popolo, siamo il sogno di Dio ma tante volte, fin dai tempi del vitello d’oro, siamo portati a dimenticare Colui che ci ha dato la vita; ancora oggi l’insoddisfazione presente nel nostro cuore ci spinge verso l’infedeltà e dunque approfittiamo della Quaresima – ha detto il Papa – per un esame di coscienza e scopriremo che il Signore sta aspettando il nostro ritorno.

Questa è la trascrizione:

“Dimenticare Dio che ci ha creato, che ci ha fatto crescere, che ci ha accompagnato nella vita: questa è la delusione di Dio. E tante volte nel Vangelo, Gesù nelle Parabole, parla di quell’uomo che fa una vigna e poi fallisce, perché gli operai vogliono prenderla per loro. Nel cuore dell’uomo, sempre c’è questa inquietudine! Non è soddisfatto di Dio, dell’amore fedele. Il cuore dell’uomo è sempre verso l’infedeltà. E questa è la tentazione”.

“E c’è la delusione di Dio: l’infedeltà del popolo … E anche noi siamo popolo di Dio e conosciamo bene come è il nostro cuore e ogni giorno dobbiamo riprendere il cammino per non scivolare lentamente verso gli idoli, verso le fantasie, verso la mondanità, verso l’infedeltà. Credo che oggi ci farà bene pensare al Signore deluso: ‘Dimmi Signore, tu sei deluso di me?’. In qualcosa sì, sicuro. Ma pensare e fare questa domanda”.

“Pensiamo oggi a questa delusione di Dio che ci ha fatto per l’amore e noi andiamo a cercare amore, benessere, passarla bene in altre parti e non l’amore di Lui. Ci allontaniamo da questo Dio che ci ha allevati. E questo è un pensiero di Quaresima. Ci farà bene. E questo, farlo tutti i giorni; un piccolo esame di coscienza: ‘Signore, tu che hai avuto tanti sogni su di me, io so che mi sono allontanato, ma dimmi dove, come, per tornare …’. E la sorpresa sarà che Lui sempre ci aspetta, come il padre del figliol prodigo, che lo vide venire da lontano, perché lo aspettava”.

 

Es 32,7-14

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostràti dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto». Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione». Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre». Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.