12 febbraio 2021, il silenzio

Oggi Marco racconta di come deve essere fatto il bene: senza ostentazione, in silenzio.

Mc 7,31-37
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

“Gesù agisce sempre con discrezione – come ha detto Papa Francesco all’Angelus del 9 settembre 2018 –  Non vuole fare colpo sulla gente, Lui non è alla ricerca della popolarità o del successo, ma desidera soltanto fare del bene alle persone. Con questo atteggiamento, Egli ci insegna che il bene va compiuto senza clamori, senza ostentazione, senza “far suonare la tromba”. Va compiuto in silenzio”.

La guarigione del sordomuto diventa un’apertura agli altri e al mondo, e un’opportunità di guarigione per tutti noi che troppe volte finiamo di emarginare l’ammalato, il sofferente, il disabile. Possiamo diventare anche noi – sottolinea il Papa – protagonisti di quell’«Effatà», aprendoci alle necessità dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore.

L’«Effatà» è anche uno dei segni del Battesimo che apre le nostre orecchie alla Parola affinché entri dentro di noi per scardinare regole e precetti con i quali abbiamo ingabbiato la nostra cristianità; ma apre anche la nostra bocca per proclamarla e insieme alla nostra vita, testimoniare agli altri il Vangelo.